4 anni e otto mesi a due parmigiani che oggi hanno 31 e 27 anni, quattro anni la condanna per un 25enne romano, per tutti e tre è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e il pagamento delle spese processuali oltre al risarcimento, in via provvisionale, di 21 mila euro alla vittima. I tre erano accusati di aver violentato sette anni fa una ragazza nella sede della “Rete Antifascista” di Parma, che nel 2010 era in Via Testi nella cittadina emiliana. Il processo per violenza sessuale si è svolto davanti al collegio presieduto dal giudice Mattia Fiorentini, con a latere i magistrati Adriano Zullo e Laura Ghidotti. L’inchiesta è partita nel 2016, quando i carabinieri hanno scoperto un video choc girato da uno dei presenti. La ragazza, una giovane mantovana, deponendo durante il processo ha detto che ricorda poco di quei momenti, perché avrebbe bevuto una bevanda che le ha provocato uno stato di incoscienza. A quanto pare sarebbe stata attratta nella sede con una scusa, era venuta a Parma in treno per andare ad una festa, ma si sarebbe svegliata il giorno dopo mezza nuda. Gli inquirenti coordinati dal pm Giuseppe Amara hanno ritenuto che la giovane donna, nel corso dell’iter giudiziario, sia stata anche contattata da un indagato per indurla a fornire una versione diversa dei fatti.




