Un lettore de la “Libertà” di Piacenza nei giorni scorsi lamentando gravi disservizi postali, nello specifico denunciava ritardi nella consegna della corrispondenza a Piacenza, faceva il paragone con l’efficienza con le poste di alcuni stati preunitari e sarcasticamente citava quelle del Regno delle Due Sicilie, la cui “inefficienza” dopo l’unità d’Italia sarebbe stata “esportata” in tutta la penisola. In realtà i cultori della materia scrivono che nello stato governato dai Borbone le spedizioni postali via terra avvenivano quattro volte alla settimana da Napoli per le regioni continentali (e viceversa) e sei volte per l’estero (confine pontificio). Nel 1857 furono istituite anche delle spedizioni postali “rapide”, addirittura per legge era normata anche la tempistica del trasporto della corrispondenza: il tragitto per le Puglie doveva compiersi in 50 ore all’andata e al ritorno, quello per le Calabrie in 80 ore, quello per gli Abruzzi in 28 ore, quello per il Molise in 13, quello per Sora in 15 e quello per Terracina (confine pontificio) in 14 ore, contemplando precise fermate per il cambio dei cavalli. Visti i disagi che si lamentano al giorno d’oggi sarebbe auspicabile “copiare” la precisione postale del regno che fu governato da Francesco II delle Due Sicilie (“Franceschiello”).



