E’ la finestra sul mondo con cui fin da ragazzo ho cercato di fermare attimi, forse per capirli meglio – io per primo – riguardandoli. Ogni volta diversi ma sempre quelli giusti, da catturare e custodire in un luogo non fisico, molto più intimo e personale di un box per le diapositive. Una parte di me stesso.
Michelangelo sosteneva che i suoi capolavori esistessero nei blocchi di marmo che sceglieva già prima di scolpirli, quindi si limitava a togliere – strato dopo strato – il materiale che li ricopriva.
Molto più umilmente mi piace pensare che i miei scatti già esistano nella realtà; la fotocamera è lo “scalpello” che mi aiuta a ritagliarli dal contesto per farli vivere autonomamente, di vita propria.
Una sorta di block notes su cui appuntarsi le impressioni di terre e culture lontane, la scoperta di luoghi sconosciuti vicino a casa, migliaia di chilometri in auto o tranquille pedalate in campagna, raccoglierne le impressioni e rendere altri partecipi, al di là delle parole.
E il risultato della difficile operazione è il personalissimo punto di vista dell’Autore sul mondo, raccontato in maniera unica, con personalità, forza, denuncia, rabbia, ma sempre con garbo, sincera emozione ed originalità.
L’Artista è un portavoce, si adopera per un fine, anche fosse solo l’estetica.
Il significato, il senso, il valore, l’originalità di un punto di vista privilegiato – quello del Fotografo – la cui sensibilità allenata riporta di volta in volta fedelmente o interpretati, scene e racconti di vita che toccano il cuore, il cervello, forse appagano solo l’occhio, ma sempre con la sottigliezza e l’intelligenza che dovrebbero caratterizzare un lavoro sì appassionato, ma coscienzioso e diligente.
Il Fotografo come testimone del tempo, depositario del senso della nostra epoca, come antenna che amplifica e rimbalza un segnale.
Amo il bianco e nero, dove il soggetto ne esce unico protagonista, libero dagli orpelli del colore; così come già la grafite può tracciare sulla carta un disegno che racchiude in sé tutto il messaggio dell’autore.
Davanti ad un’immagine monocromatica si è più portati alla riflessione; come quando il progressivo calare della luce e l’affievolirsi dei colori fino a fondersi in toni difficilmente distinguibili inducono naturalmente all’introspezione.
Sono probabilmente queste analogie tra condizioni limite del colore e sfera interiore che fanno della fotografia in bianco e nero un mezzo espressivo in cui il significato risalta senza interferenze.
Confesso una particolare predilezione per le immagini coinvolgenti, in grado di suscitare stati dell’animo, facendo passare in secondo piano l’aspetto tecnico, talvolta non essenziale per realizzare uno scatto indimenticabile.
Sono forse proprio il lato effimero dell’immagine e la sua spiccata soggettività a renderla tanto preziosa e ad affascinarmi.
La fotografia è una forma di scambio, ricco e disinteressato: è il regalo di un’emozione.
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