Castel San Giovanni (PC), il paese dei bar senza cioccolata calda. Tristizia loci!

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Castel San Giovanni (PC), il paese dei bar senza cioccolata calda. Tristizia loci!

tazza cioccolato pixabay

Castel San Giovanni, sabato 12 novembre, Festa del Cioccolato (o almeno così pare!). Arriviamo alle 8.30 di sera. I proprietari delle bancarelle stanno sloggiando in tutta fretta, infreddoliti da un’umidità che qui ti entra nelle ossa . Ai lati di Via Matteotti, rimangono ormai solo le tracce del passaggio di un pubblico famelico e ingolosito che durante la giornata ha affollato le bancarelle. Siamo delusi. Decidiamo di entrare in qualche bar e consolarci con una buona cioccolata calda, pallido surrogato, certo, rispetto al nettare degli dei che sarà circolato a profusione per l’intera giornata a Castello. Entriamo in un bar che ormai sta chiudendo, rinunciamo a chiedere. Percorriamo via Matteotti, entriamo in un secondo bar. Ordiniamo anche qui due tazze della golosa bevanda. Ci sembra la cosa più naturale del mondo ordinare della cioccolata in un bar di un paese nel quale si è svolta la “festa della cioccolata”. La barista dice che la macchinetta è ormai spenta, che stanno chiudendo. Alle nove di sera?! Con ancora dentro degli avventori un po’ alticci che dimostrano di apprezzare più il vino che il prodotto del cacao. Sempre più infreddoliti , usciamo ed entriamo in un altro bar, l’ennesimo. Il gestore è un cinese. Di fronte alla nostra richiesta, ci mostra una pletora di tristissime bustine di cacao liofilizzato da propinarci. Ci scherziamo e con una scusa usciamo dal bar e, senza speranza alcuna, tentiamo in extremis in un bar nel quale, qualche anno fa, ero solita prendere un cornetto prima di andare a scuola. Me lo ricordavo pulito, tranquillo. Orrore !!! Gli avventori sono visibilmente alterati, anche in questo caso dal consumo di alcol o peggio .In fondo alla sala, si stagliano due mastini pit bull che, senza guinzaglio e museruola, ci vengono incontro scodinzolando. Chiediamo di avere due tazze di cioccolata. Il barista rimane perplesso per qualche istante, incerto sull’opportunità o meno di accettare la nostra richiesta. Come se si fosse trattato di un’offerta pubblica di acquisto! Nel momento in cui ordiniamo, ci rendiamo conto di aver sbagliato tutto: ad essere entrati in quel bar, di aver girato così tanto per una cioccolata, di essere venuti a Castello, insomma! Ci viene consegnato un indefinibile pappone che tutto aveva tranne la consistenza e il sapore del cioccolato. Il tutto accompagnato dai due simpatici cani, che reclamano di tanto in tanto carezze, e da una giovane ragazza che, sfilatasi la scarpa, se ne stava tranquillamente seduta, facendo sventolare il piede nudo. Abbiamo consumato in tutta fretta, trangugiando la sospetta bevanda e c’è la siamo squagliata in tutta fretta!
Tristizia loci, appunto!

Anna Drogo
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