Pd & “Buona Scuola”: licenziamento di massa differito

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Pd & “Buona Scuola”: licenziamento di massa differito

cattiva scuola

Il caso dell’insegnante piacentina vittima di una reiterazione continua di contratti a tempo determinato, che dura da oramai 16 anni, raccontato dal quotidiano Libertà qualche giorno fa, purtroppo non è un fatto raro. Sono tanti i nostri colleghi che lavorano nelle scuole piacentine e parmensi che hanno intentato azioni legali perché vittime di situazioni di questo tipo. Lo stato italiano per non essere sanzionato dall’Ue a causa di questo sfruttamento di massa di manodopera intellettuale, dopo aver perso l’ennesimo contenzioso, si è visto costretto a stabilizzare una buona parte di questi docenti vendendo al pubblico questa circostanza come se si trattasse di un’autentica scelta politica, parlando capziosamente di “Buona Scuola”.
Una legge voluta dal Pd che in realtà ha contemporaneamente introdotto il licenziamento differito dei docenti ancora precari, in quanto dispone che a decorrere dal settembre scorso qualunque insegnante cumuli 36 mesi di servizio senza essere assunto, subito dopo sia allontanato dalla scuola onde evitare che scatti l’abuso di contratti a termine. Una pura vigliaccheria politica “a sangue freddo”, per chi non ci credesse riportiamo testualmente il comma 131 della legge 107/2015 (cosiddetta “Buona Scuola”), una legge di un solo articolo e 212 commi. Ecco cosa dice il comma suddetto: “A decorrere dal 1 settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati, con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”. Finché non cambieranno le cose, per quanto ci riguarda, questi atti politici del Pd contro il corpo docente peseranno anche a livello locale.
Salvatore Pizzo
Coordinatore Gilda degli Insegnanti Piacenza e Parma
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