Emilia Romagna: una rete delle academy per integrare formazione pubblica e aziendale

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Emilia Romagna: una rete delle academy per integrare formazione pubblica e aziendale

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Il 50% delle corporate academy italiane, le scuole di formazione interne delle aziende, si trovano in Emilia Romagna e la Regione, su indicazione delle stesse imprese interpellate, si candida a creare una cabina di regia per integrare e favorire lo scambio pubblico-privato. L’argomento è stato affrontato nella prima giornata di R2B (Research to Business), il salone internazionale della ricerca industriale e dell’innovazione organizzato da Regione Emilia-Romagna, Bologna Fiere, Smau e Aster, consorzio regionale per l’innovazione e la ricerca industriale.

“L’azione avviata in questi anni nella nostra regione – spiega Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna – è stata incentrata sulla volontà di costruire un sistema di luoghi e istituzioni educative, che intrecciandosi fra loro – nelle rispettive autonomie – potessero costruire un’unica piattaforma educativa, su cui impiantare solidamente lo sviluppo produttivo degli anni a venire. Anche le imprese leader, come luoghi di educazione superiore e di formazione per competenze avanzate, devono far parte di quest’unica piattaforma che ci proietta a livello nazionale, e ancor più internazionale, come il luogo della “intelligenza collettiva”, dove venire a studiare e formarsi, ma anche dove venire ad impiantare la testa di cicli produttivi oggi più che mai globali”.

“Lo sviluppo di questo fenomeno delle scuole di formazione aziendali – sostiene Paolo Bonaretti, direttore generale di Aster – conferma come nella nostra regione il rapporto tra sistema formativo universitario e sistema formativo delle imprese è più consolidato e strutturato che altrove. Research to Business (R2B), come salone dell’innovazione e della ricerca che quest’anno parla anche di fab lab e sostenibilità, è un contesto ideale per portare questo tema all’attenzione delle istituzioni e dell’economia regionale”.

Nomisma ha censito per conto di Aster e della Regione Emilia-Romagna le 120 imprese regionali più grandi in termini di fatturato (100 dei comparti manifatturieri e terziari, 20 dei servizi finanziari) e ne ha ricavato un’analisi dettagliata. Le corporate academy individuate sono 29 e 17 di queste sono state intervistate direttamente. Si tratta – è stato detto durante R2B – di realtà che crescono in termini di utili, fatturato, occupazione e investimenti, e sono imprese che innovano. Le motivazioni che hanno spinto le aziende a dotarsi di simili strutture sono estremamente variegate. La ragione principale è mantenere lo specifico know-how aziendale e garantirne la trasmissibilità. Seguono nell’ordine “creare e condividere una cultura unitaria dell’impresa” specie nei momenti di transizione dovuti ad acquisizioni, fusioni o ampliamenti di mercato, e favorire la crescita del personale in chiave strategica.

Le academy delle aziende intervistate sono nate di recente, per la maggior parte negli ultimi dieci anni, e sono strutture leggere, che non hanno una propria veste giuridica separata da quella delle imprese a cui appartengono. In termini organizzativi, queste scuole di formazione aziendale fanno per lo più capo alla direzione risorse umane, pur essendo nella totalità dei casi nate su impulso dell’amministratore delegato o comunque dei vertici strategici dell’azienda.

Nomisma ha rilevato che il numero di addetti dedicati full-time alle academy è mediamente basso, salvo alcune eccezioni. Il dato risulta difficilmente comparabile data l’estrema eterogeneità delle strutture organizzative: si va da 1 addetto fino a oltre 60 nelle strutture più complesse. Rispetto alle altre regioni in Emilia Romagna – è emerso nel corso di Research to Business – prevalgono le academy nel settore manifatturiero mentre a livello nazionale riguardano soprattutto aziende di servizi, ad esempio nel settore bancario-assicurativo, come in molte altri Paesi europei e del mondo. Nella maggior parte dei casi le attività formative erogate attraverso queste strutture si concentrano su ambiti “strategici” per la crescita dell’azienda: management, marketing e comunicazione, tecniche commerciali, competenze per livelli amministrativi alti.

La maggior parte delle imprese intervistate (12 su 17) ritiene utili interventi da parte delle istituzioni che vadano anche oltre la messa a disposizione di maggiori fondi e la semplificazione burocratica. La richiesta più forte riguarda la necessità che il pubblico abbia un ruolo di coordinamento, di facilitatore di reti in cui queste corporate academy possono rivestire un ruolo attivo. Queste scuole di formazione aziendali potrebbero essere a servizio del territorio, mettendo le competenze e le conoscenze acquisite a disposizione di imprese più piccole che non hanno la forza, economica e organizzativa, di dotarsi di un’academy. In quest’ottica, il supporto istituzionale servirebbe a organizzazione la domanda, per configurare una sorta di partenariato pubblico/privato che favorisca gli incontri e gli scambi con altre realtà territoriali (regionali, nazionali e internazionali). Alcune aziende chiedono anche un maggior riconoscimento istituzionale dei percorsi formativi o accreditando le attività formative svolte come valide ai fini della formazione obbligatoria per chi è iscritto ad albi professionali, o coinvolgendo nella coprogettazione dei percorsi formativi gli istituti professionali.
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