L’intenso volto di Velia realizzato da Attilio Selva nel 1914 e la Testa di Cristo di Ermenegildo Luppi del 1921: queste le due sculture in cera appartenenti alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi oggetto di un sapiente e impegnativo restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, diretto da Emanuela Daffra. Fondato da Ferdinando I de’Medici come manifattura di arredi in pietre dure, a fine Ottocento l’Opificio converte la sua attività al restauro, fondendosi poi con il Laboratorio restauri della Soprintendenza fiorentina dopo l’alluvione del 1966. Oggi questa prestigiosa realtà, nota con la sigla OPD e apprezzata a livello internazionale, è un istituto ad autonomia speciale del Ministero della Cultura, che opera come centro di competenza nazionale nel settore della conservazione di opere d'arte, svolgendo attività di restauro, ricerca ed alta formazione. 

Laura Speranza, storica dell’arte che dirige il Settore di restauro Materiali ceramici, plastici e vitrei dell’OPD e la restauratrice Chiara Fornari interverranno per illustrare l’intervento eseguito sulle due sculture, che ha consentito di sanare fessurazioni e distacchi e ha restituito piena leggibilità alle opere già mortificate da pesanti depositi di polvere. Un lavoro, il loro, particolarmente attento e sensibile anche in ragione del fatto che è la cera il delicatissimo materiale di cui sono costituite le due opere. Soprattutto la condizione della Testa di Cristo di Luppi si presentava particolarmente critica prima del restauro poiché un vistoso cedimento della superficie in cera all’altezza dello zigomo sinistro di Cristo lasciava addirittura scoperta la struttura in gesso sottostante. Oggi, oltre a essere stata risanata dal punto di vista strutturale, l’opera ha recuperato la sottile cromia della cera che qui presenta venature quasi marmoree.

La cera di Velia fu esposta a Roma nel 1914, figurando alla Prima esposizione della Probitas per poi entrare dal 1920 nella collezione di Giuseppe Ricci Oddi. L’opera appartiene alla fase giovanile dell’artista (Trieste, 1888 – Roma, 1970) che a questa data soggiorna presso Villa Strohl-Fern, approdando a sculture dove coesistono saldezza volumetrica e vitalità espressiva.  Data al 1921 l’acquisto della Testa di Cristo di Ermenegildo Luppi, che il collezionista piacentino compera direttamente dall’artista. La cera, la cui versione in bronzo è custodita presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, fu presentata alla Biennale di Venezia del 1920 ed è esemplare della produzione dell’autore, che nei temi dolorosi di carattere religioso trova la propria fonte di ispirazione più sentita.