In molti casi la separazione e il divorzio sono un vero e proprio affare per certe donne, grazie alla legislazione e agli orientamenti giurisprudenziali spesso discriminatori nei confronti della parte maschile l’uomo spesso viene trattato come una sorta di bancomat da svuotare. Una recente decisione delle sezioni unite della Cassazione, molto attesa da migliaia di uomini sofferenti, mette freno a questo andazzo e chiarisce se e quando le somme pagate all’ex coniuge debbano o meno essere restituite nel caso in cui l’originarioprovvedimento del tribunale viene successivamente modificato.

Fino ad oggi - dichiara il legale sannita Egidio Lizza, che ha ottenuto il risultato dinanzi agli ermellini -si riteneva che la restituzione non dovesse praticamente mai esserci, ma le Sezioni Unite con questa pronuncia cambiano radicalmente rotta, stabilendo che la ripetibilità sia la regola e definendo quali sono i casi, limitatissimi, in cui la restituzione non è dovuta”. Cade, dunque, il dogma della irripetibilità delle somme versate a titolo di assegno di separazione e divorzile, una volta che sia decretata l’illegittimità dell’originario provvedimento. In alcune ipotesi rimane però ancora preclusa la “condictio indebiti”, ovvero l’azione giudiziale volta alla restituzione delle somme versate, “tali ipotesi residuali- continua l’avvocato Lizza - ricorrono solo quando l’assegno abbia ad oggetto somme di modesta entità, idonee a far fronte alle strette esigenze di vita, e sempre che si verta in ipotesi di mera riduzione dell’assegno, oppure, nel caso di sua successiva esclusione, quando ciò non consegua ad una mancanza ab initio del diritto al contributo, ma sia frutto del mutamento delle condizioni economiche del soggetto obbligato”.

 

Salvatore Pizzo