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“Ancora una volta, accuse fabbricate e processi clamorosamente irregolari vengono usati per perseguitare i baha’i yemeniti unicamente a causa della loro fede. È particolarmente agghiacciante che alcuni degli imputati rischino di essere condannati a morte solo per la loro religione e per attività del tutto pacifiche”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International. 

“Gli imputati, tra cui una minorenne, sono accusati di reati gravi, tra cui lo spionaggio per un paese straniero, per alcuni dei quali è prevista la pena di morte. Le autorità huthi devono annullare queste false accuse, rilasciare coloro che sono stati arrestati in modo arbitrario e porre fine all’uso del sistema giudiziario per punire la libertà di fede e perseguitare voci critiche, giornalisti, attivisti e appartenenti alla minoranza baha’i e ad altri gruppi minoritari”, ha proseguito Maalouf. 

Ulteriori informazioni         

Dal 2015 Amnesty International ha documentato arresti di baha’i da parte delle autorità huthi. Sei di loro sono in carcere, alcuni dopo aver subito torture, isolamento carcerario e periodi di sparizione. 

Nel gennaio 2018, al termine di un processo irregolare, le autorità huthi hanno condannato a morte il 52enne prigioniero di coscienza Hamid Haydara per la presunta collaborazione con Israele e la falsificazione di documenti ufficiali. Haydara era stato arrestato nel dicembre 2013 e sottoposto a maltrattamenti e torture.